blog per famiglie numerose

UNA FAMIGLIA NUMEROSA
[e allargata]

Ho vissuto 3 vite. 

La prima - quella in cui sono diventata mamma di Jonathan e Patrick.
Ero giovanissima e non sapevo davvero cosa significasse mettere su famiglia. Mi ero illusa fosse una cosa facile, che bastassero un po’ di impegno e un po’ di pazienza per fare andar bene le cose.
Dopotutto non c’hanno insegnato che bastano due cuori e una capanna?
Niente di più falso, è stato tutto molto più difficile di quanto immaginassi e forse anche di quanto meritassi.

La seconda - quella in cui sono diventata mamma di Ale.
Ci tenevo davvero tantissimo a fare in modo che le cose andassero bene almeno questa volta e mi ero tanto impegnata sia a livello personale che relazionale.
Volevo dimostrare a me stessa che potevo costruire una famiglia e dare una stabilità ai miei figli, peccato che avessi scelto la persona sbagliata con cui farlo.
Ho sofferto tanto e sono stata sull’orlo del baratro.

La terza - quella in cui sono diventata mamma di Sephora e Marlena.
In realtà questa vita è iniziata ben prima, esattamente il giorno in cui ho conosciuto Simone.
Ci sono momenti in cui capisci che non può piovere per sempre.
Per me da quel giorno ha iniziato a splendere il sole e in tempi velocissimi, sono riuscita a concentrare tutti quei sogni e desideri messi da parte negli anni.

Mi piace pensare che non avrò altre vite da vivere, che quella che sto vivendo sia la miglior vita possibile perché non mi manca nulla anzi ho molto più di quanto potessi sperare.
Ma una cosa mi rammarica delle mie vite precedenti: la solitudine che mi ha accompagnata per tantissimi anni.

 
Mi sono sentita davvero abbandonata, sola, senza nessuno che mi capisse veramente o al quale importasse cosa sentissi. E oggi, dopo tutta l’acqua che ho preso, cosa posso fare?
Posso solo tendere la mano a tutti coloro che si sentono così, tutti coloro che hanno bisogno di parlare, di sfogarsi, di un consiglio sincero o di una parola di conforto.
Con questo blog nel mio piccolo spero di farlo.
Non esitare a scrivermi se ne hai voglia e se ti senti di farlo, ti risponderò sicuramente!

viaggi di famiglia

AVEVO 17 ANNI QUANDO SONO RIMASTA INCINTA...


Mi fermo dietro la porta dello spogliatoio.
L’odore è quello che hanno tutte le palestre che sono abitualmente affollate di adolescenti.
Pungente, acre, un mix tra sudore e la gomma antiscivolo dei pavimenti.
I suoni e le voci rimbombano per via degli alti soffitti.
Le mie compagne di classe sono già dentro.
Io sono esonerata da educazione fisica.
Sento che stanno parlando di me.
Vorrei non m’importasse, ma m’importa.
Quasi senza accorgermene mi accosto alla porta.
Rallento anche il respiro.
Per ascoltare meglio.

Ho 17 anni.
Sono incinta.

“Dovrebbe abortire!”
“Se non lo fa, si rovinerà la vita!”
“Alla nostra età bisogna divertirsi, uscire, andare a ballare!”
“Pensate, si perderà anche la gita a Parigi se non lo fa!”
“Io lo farei, non ci penserei due volte!”

Apro la porta ed entro.
Improvvisamente cala il silenzio.
Le mie compagne continuano a cambiarsi e, a turno, mi scambiano uno sguardo sfuggente o un sorriso tirato, facendo finta di nulla.
So che mi vogliono bene.
So che si preoccupano per me.
So anche che non possono capirmi.
“Stai bene Ramo? Come va la nausea?”
Io: “Mi sto ingozzando di Citrosodina…” la tiro fuori dallo zaino e ne mangio qualche granello.
Si avvicinano e ne prendono anche loro, quasi fossimo delle donne in carriera che condividono un aperitivo.
Sono ufficialmente una spacciatrice di Citrosodina.
“Oggi dobbiamo fare il salto della cavallina, beata te che te la svigni!”

Respiro.
“Beh, ancora per poco.”
Mi guardano perplesse.
“Ho deciso di abortire ragazze…. Domani vado in consultorio e mi diranno cosa fare.”
Maura, la mia amica del cuore, comincia a saltellare per tutto lo spogliatoio e mi abbraccia fortissimo.
“Finalmente mi hai dato retta, sono felicissima per te! Avrai tempo per diventare mamma quando sarai più grande!”
Anche le altre sorridono in segno di approvazione.
Averlo detto, ad alta voce, mi fa già stare meglio; immagino di nuovo la mia vita da diciassettenne piena di divertimento e libertà.

Prendo fuori la mia Smemoranda e scrivo:
SPERO MI SCUSERAI MA NON SONO PRONTA.


SLIDING DOORS (ovvero…come realmente andò…)


Sono ufficialmente una spacciatrice di Citrosodina.
“Oggi dobbiamo fare il salto della cavallina  beata te che te la svigni!”

Respiro.
“Beh mi sa che me la svignerò fino alla maturità.”
Mi guardano perplesse.
“Con un neonato da allattare non potrò fare sport per un pezzo!”
Maura, la mia amica del cuore, comincia a prendere a calci una panchina in legno.
“Ramo, io ti giuro che se lo tieni non ti parlerò mai più. Non capisci che ti rovinerai la vita??? Mi fai veramente incazzare!”
Le altre scossano la testa.

Averlo detto ad alta voce, mi fa però stare meglio, immagino per la prima volta la mia vita da mamma diciassettenne piena di rigurgiti e pannolini.
Tutto, veramente tutto, acquista un senso.
Un valore.
Un significato.

Prendo fuori la mia Smemoranda e scrivo:

OGGI SONO FELICE

PERCHÉ NON HO MAI DUBITATO DI TE

NEANCHE UNA VOLTA

Ci sono scelte che più di altre ti cambiano la vita.
Forse non esistono scelte giuste o sbagliate, ma solo vere o false.
Quando prendiamo delle decisioni mentendo a noi stessi, è lì che diventano sbagliate.
Il loro percorso ci condurrà certamente al rimorso e al rimpianto.

Al contrario, quando prendiamo delle decisioni sincere, che rispecchiano i nostri valori, i nostri principi e ciò in cui crediamo, è allora che ci condurranno alla migliore realtà possibile.

Ps: Maura, colei che non mi avrebbe parlato mai più, diversi mesi dopo, nel reparto maternità di Cento, mi portava talmente tanti doni da spacciarsi per l’aiutante di Babbo Natale. E, con tutte le ostetriche e le infermiere, diceva con un gran sorriso “Io sono la zia!

famiglia numerosa

AVERE UNA FAMIGLIA RICOSTRUITA NON E' SINONIMO DI VERGOGNA


Ho sempre temuto il momento in cui avrei dovuto spiegare alle mie figlie che i loro fratelli hanno un padre diverso.
Invece, come spesso mi insegnano, siamo noi adulti a metterci dei problemi che esistono solo nella nostra testa.
Non mi hanno mai chiesto nulla, per loro è un dato di fatto.
Esattamente come il sole che tutte le sere tramonta, o l’arcobaleno che risplende dopo la pioggia.
È così e basta, l’hanno sempre accettato e non l’hanno mai vissuta come una cosa strana o anomala.

Sephora ha fatto amicizia con una bambina e ad un certo punto le ha detto “sai che ho 3 fratelli?”
E lei tutta stupita “ah sì? E dove sono?”

“Uno è dal suo papà, l’altro è a lavorare al mare e anche l’altro lavora… Non so dove, però ci va con la macchina della mamma!”

Sarebbe bello se avessimo tutti la capacità di accettazione e assenza di giudizio dei bambini.
Credo sarebbe un mondo migliore.


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